Un paio di decenni chiedevamo come l’Arabia Saudita e gli altri emirati avrebbero usato i proventi derivanti dalla vendita del petrolio nel suo sottosuolo. Poi sono arrivate le loro linee aeree e abbiamo capito il focus principale di questi paesi erano le infrastrutture. Ora, con il varo del fondo Humain, assistiamo all’alba di un’ulteriore fase di espansione: l’Arabia Saudita vuole diventare un gigante nell’economia AI.
L’Arabia Saudita sta investendo un’enorme quantità di denaro nell’intelligenza artificiale, puntando a diventare un punto di riferimento globale. Stta investendo miliardi in infrastrutture e talenti attraverso il suo fondo sovrano, il Public Investment Fund (PIF), e la sua azienda di punta, Humain. La strategia prevede la costruzione di enormi data center utilizzando energia economica e abbondante, la creazione di partnership strategiche con giganti della tecnologia come Nvidia, Amazon Web Services e AMD e lo sviluppo di modelli avanzati per la lingua araba. Il Paese dispone inoltre di un fondo di venture capital da 10 miliardi di dollari e prevede di formare 20.000 esperti di dati e intelligenza artificiale entro il 2030, nell’ambito del piano nazionale di diversificazione economica Vision 2030.
Dall’oro nero all’oro digitale
Il progetto saudita di transizione da potenza petrolifera a leader tecnologico rappresenta una delle più audaci trasformazioni economiche del XXI secolo. Con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal petrolio, il Regno ha lanciato Vision 2030, un piano strategico che punta a modernizzare l’economia, diversificare le entrate e creare nuove opportunità per i cittadini. In questo contesto, l’intelligenza artificiale gioca un ruolo centrale, non solo come settore promettente, ma come motore trasversale per l’innovazione in campi come salute, educazione, energia e governance.
Il Public Investment Fund (PIF), uno dei fondi sovrani più ricchi al mondo con oltre 900 miliardi di dollari in asset, è lo strumento principale di questa strategia. Attraverso il PIF, l’Arabia Saudita sta canalizzando risorse senza precedenti in data center, acquisizioni tecnologiche e formazione di talenti locali. L’obiettivo è costruire un ecosistema completo in grado di competere con Silicon Valley e Cina.
Energia a basso costo: il vantaggio competitivo
Uno dei punti di forza dell’Arabia Saudita nella corsa all’AI è l’accesso a energia economica e sostenibile. Il Paese sta sfruttando il suo potenziale solare ed eolico per alimentare i data center necessari ad addestrare modelli di intelligenza artificiale, che richiedono quantità massive di elettricità. Inoltre, sta investendo in tecnologie per l’idrogeno verde e altre fonti rinnovabili, posizionandosi non solo come produttore di energia tradizionale, ma anche come pioniere nella transizione energetica.
Questo rappresenta un vantaggio significativo rispetto a molti competitor globali: mentre altrove i costi energetici rappresentano un collo di bottiglia per lo sviluppo di AI su larga scala, il fondo Humain può offrire condizioni vantaggiose per attrarre investimenti e partnership internazionali.
Il fondo Humain a caccia di alleanze con i big del tech
Per accelerare la sua ascesa nel settore, il fondo Humain ha stretto alleanze con alcune delle più importanti aziende tecnologiche a livello globale. Tra queste spiccano:
- NVIDIA: Il colosso dei chip per l’AI ha siglato un accordo con il PIF per lo sviluppo di infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni, fondamentali per l’addestramento di modelli di linguaggio avanzati.
- Amazon Web Services (AWS): La società cloud di Amazon collabora con il Regno per potenziare l’infrastruttura digitale locale, offrendo servizi scalabili a imprese e startup.
- AMD: Anche Advanced Micro Devices è coinvolta nella fornitura al fondo Humain di processori specializzati per data center e applicazioni di machine learning.
Queste partnership non forniscono solo tecnologia al fondo Humain, ma anche know-how e accesso a reti globali, accelerando l’integrazione dell’Arabia Saudita nell’ecosistema internazionale dell’AI.
Un fondo sovrano per governare la crescita
Humain, azienda di intelligenza artificiale di proprietà del PIF, è il simbolo della strategia saudita. Con un investimento iniziale di 1 miliardo di dollari, Humain si concentra sullo sviluppo di modelli di linguaggio in arabo, un settore ancora relativamente poco esplorato rispetto all’inglese o al cinese. L’obiettivo è creare sistemi in grado di comprendere e generare testo in arabo con la stessa efficacia dei migliori modelli per altre lingue.
Questo approccio ha un duplice vantaggio: da un lato, risponde a un bisogno reale del mercato mediorientale e nordafricano, dove oltre 400 milioni di persone parlano arabo; dall’altro, consente all’Arabia Saudita di ritagliarsi una nicchia strategica in un mercato altrimenti dominato da USA e Cina.
Formazione dei talenti: la scommessa sul futuro
Un ecosistema tecnologico non può prosperare senza risorse umane qualificate. Per questo, l’Arabia Saudita ha lanciato con il fondo Humain programmi ambiziosi per formare una nuova generazione di esperti in AI e data science. L’obiettivo è addestrare 20.000 specialisti entro il 2030, attraverso partnership con università internazionali, corsi accelerati e programmi di scambio.
Iniziative come la “AI Academy” e collaborazioni con istituzioni come il MIT e Stanford mirano a colmare il gap di competenze e a trattenere i talenti nel Paese, offrendo opportunità di carriera competitive e progetti all’avanguardia.
La scommessa AI dell’Arabia Saudita
Non mancano le sfide lungo questo percorso. L’Arabia Saudita deve affrontare concorrenza agguerrita da parte di Stati Uniti, Cina e Unione Europea, che stanno anch’essi investendo massicciamente in AI. Inoltre, deve superare percezioni internazionali legate a questioni di diritti umani e diversificazione economica, che potrebbero influenzare la collaborazione con partner occidentali.
Tuttavia, il Paese ha dalla sua parte risorse finanziarie enormi, una visione chiara e la volontà politica di perseguire obiettivi a lungo termine. La transizione verso un’economia basata sulla conoscenza e l’innovazione non è più un’opzione, ma una necessità, data la volatilità dei prezzi del petrolio e la crescente domanda globale di soluzioni tecnologiche.
Verso un futuro post-petrolifero
Con il fondo Humain, l’Arabia Saudita sta dimostrando che è possibile reinventarsi, anche partendo da un’economia tradizionalmente legata alle risorse naturali. La sua scommessa sull’intelligenza artificiale non è solo una strategia economica, ma una visione geopolitica: diventare un hub tecnologico in grado di influenzare gli sviluppi globali dell’AI, soprattutto nel mondo arabo e musulmano.
Se riuscirà a realizzare i suoi piani, il Regno potrebbe scrivere un nuovo capitolo nella storia dell’innovazione, dimostrando che il futuro non appartiene solo a chi ha inventato la tecnologia, ma anche a chi sa adattarla e potenziarla per creare valore su scala globale.

