Negli ultimi anni, il dominio di Spotify nel mondo dello streaming musicale è stato pressoché incontrastato. Tuttavia, sotto la superficie di miliardi di brani e playlist personalizzate, serpeggia un crescente malcontento. Questo malcontento ha dato origine al movimento “Death to Spotify”, un’iniziativa di artisti e attivisti che mira a smantellare il modello di business di Spotify, considerato iniquo e dannoso per i musicisti.
Death to spotify: cosa c’è dietro la protesta?
La fonte di ispirazione di questo movimento è il fatto che gli artisti sono pagati pochissimo. Come riporta theguardian.com, “gli artisti si sono sentiti progressivamente spinti ai margini da un sistema che favorisce i grandi accordi con le etichette discografiche e i successi virali a discapito di una remunerazione equa per la creatività”. Il problema è che i modelli di pagamento attuali favoriscono determinati soggetti a discapito di altri. Il sistema di royalty, basato sul numero di stream, premia gli artisti più popolari, lasciando le briciole a una miriade di musicisti emergenti e indipendenti.
Il movimento “Death to Spotify” non è solo una protesta di nicchia. Ha guadagnato terreno grazie al supporto di figure influenti nel mondo della musica e alla crescente consapevolezza del pubblico riguardo alle problematiche dello streaming. Artisti affermati e nuove leve stanno unendo le forze per chiedere un cambiamento radicale del sistema, proponendo alternative più eque e sostenibili.
I guadagni degli artisti su spotify: una questione controversa
Quantificare con precisione quanto guadagnano gli artisti con Spotify è un compito arduo, data la complessità del sistema di royalty e la mancanza di trasparenza. Tuttavia, è possibile fornire alcune stime indicative. In generale, Spotify paga tra i 0,003 e i 0,005 dollari per stream. Questo significa che un artista ha bisogno di circa 250 stream per guadagnare un dollaro.
La cifra esatta varia in base a diversi fattori, tra cui il paese di provenienza dello stream, il tipo di abbonamento dell’utente (premium o gratuito) e gli accordi specifici tra l’artista, la sua etichetta discografica e Spotify. In molti casi, la maggior parte dei guadagni va all’etichetta, mentre l’artista riceve solo una piccola percentuale. Gli artisti indipendenti, che non hanno un contratto con un’etichetta, possono trattenere una quota maggiore dei guadagni, ma devono farsi carico di tutti i costi di produzione, distribuzione e promozione.
Per fare un esempio concreto, un artista che riceve 1 milione di stream su Spotify potrebbe guadagnare tra i 3.000 e i 5.000 dollari. Questa cifra, pur non essendo trascurabile, è spesso insufficiente per sostenere una carriera musicale a tempo pieno, soprattutto per gli artisti emergenti.
Le richieste del movimento “death to spotify”
I musicisti che stanno aderendo al movimento Death to Spotify non si limitano a una protesta generica, ma hanno delineato una serie di richieste concrete.
Aumento delle royalty: La richiesta principale è quella di aumentare significativamente le royalty pagate agli artisti per ogni stream. Il movimento propone di portare la royalty a un livello che consenta ai musicisti di guadagnare un salario dignitoso dal loro lavoro.
Trasparenza: Il movimento chiede maggiore trasparenza nel calcolo delle royalty, con informazioni chiare e dettagliate su come vengono distribuiti i guadagni tra Spotify, le etichette discografiche e gli artisti.
Modifica del sistema di pagamento: Il movimento propone di abbandonare il sistema di pagamento basato sul numero di stream e di adottare modelli più equi e sostenibili, che tengano conto del valore della musica e del contributo degli artisti. Alcune proposte includono il “user-centric payment system” (UCPS), che attribuisce i guadagni direttamente agli artisti che l’utente ascolta, e il “collective licensing”, che prevede la creazione di una licenza collettiva per lo streaming musicale.
Sostegno agli artisti indipendenti: Il movimento chiede a Spotify di sostenere attivamente gli artisti indipendenti, offrendo loro maggiore visibilità e supporto nella promozione della loro musica.
Alternative allo streaming: Il movimento invita gli artisti e i fan a esplorare alternative allo streaming, come l’acquisto di musica in formato fisico o digitale, il supporto diretto agli artisti tramite piattaforme di crowdfunding o di abbonamento, e la partecipazione a concerti e spettacoli dal vivo.
Le alternative a spotify
Consapevoli delle limitazioni e delle criticità di Spotify, molti artisti e attivisti stanno promuovendo alternative allo streaming, che offrono modelli di business più equi e sostenibili. Tra le principali alternative, si possono citare:
Bandcamp: Una piattaforma che consente agli artisti di vendere la propria musica direttamente ai fan, fissando i prezzi e trattenendo la maggior parte dei guadagni. Bandcamp offre anche funzionalità per la creazione di community e per la promozione degli eventi.
Patreon: Una piattaforma di abbonamento che consente ai fan di supportare economicamente i propri artisti preferiti tramite pagamenti mensili. Patreon offre agli artisti la possibilità di creare contenuti esclusivi e di interagire direttamente con i propri fan.
SoundCloud: Una piattaforma di condivisione musicale che consente agli artisti di caricare la propria musica gratuitamente e di raggiungere un vasto pubblico. SoundCloud offre anche funzionalità per la monetizzazione della musica tramite pubblicità e abbonamenti.
Deezer e Tidal: Piattaforme di streaming che offrono piani di abbonamento con audio di alta qualità e che pagano royalty leggermente superiori rispetto a Spotify.
Il futuro dello streaming musicale
Il movimento “Death to Spotify” rappresenta un segnale importante del crescente malcontento nel mondo della musica. La sua capacità di mobilitare artisti e fan dimostra che c’è una forte richiesta di alternative più eque e sostenibili. Spotify, da parte sua, dovrà prendere sul serio queste preoccupazioni e dimostrare di essere disposto a cambiare il proprio modello di business per garantire un futuro più roseo ai musicisti. La posta in gioco è alta: il futuro dello streaming musicale e la sopravvivenza di una cultura vibrante e diversificata.
Resta da vedere se Spotify e le altre piattaforme di streaming saranno in grado di trovare un equilibrio tra la necessità di generare profitti e l’esigenza di remunerare equamente gli artisti. In caso contrario, il movimento “Death to Spotify” potrebbe continuare a crescere e a mettere in discussione il dominio dello streaming musicale, aprendo la strada a nuove forme di consumo e di produzione musicale.

